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martedì 25 giugno 2019
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News

Trapianto allogenico di staminali cordonali in 88 pazienti affetti da immunodeficienze primarie

88 pazienti giapponesi, affetti da immunodeficienze primarie, sono stati sottoposti ad infusione di cellule staminali cordonali da donatore non famigliare. In particolare le patologie erano: immunodeficienza severa combinata (SCID), sindrome di Wiskott-Aldrich (WAS), malattia cronico granulomatosa, neutropenia severa congenita ed altre immunodeficienze. Complessivamente, a seguito dell'infusione è stato osservato un tasso di sopravvivenza generale a 5 anni pari al 69%, in particolare del 71% ed 82% per SCID e WAS rispettivamente. L'incidenza cumulativa di malattia del trapianto contro l'ospite (GVHD) nella forma acuta di grado 2-4 a 100 giorni dal trapianto era pari al 28% mentre, l'inidenza di GVHD cronica a 180 giorni era pari al 13%. I risultati ottenuti indicano la possibilità di utilizzare le cellule staminali del cordone ombelicale da donatore non famigliare nel trattamento di immunodeficienze primarie, qualora il paziente non abbia a disposizione un donatore familiare (fratello) compatibile.

Fonte: British Journal of Haematology
88 pazienti giapponesi, affetti da immunodeficienze primarie, sono stati sottoposti ad infusione di cellule staminali cordonali da donatore non famigliare. In particolare le patologie erano: immunodeficienza severa combinata (SCID), sindrome di Wiskott-Aldrich (WAS), malattia cronico granulomatosa, neutropenia severa congenita ed altre immunodeficienze. Complessivamente, a seguito dell'infusione è stato osservato un tasso di sopravvivenza generale a 5 anni pari al 69%, in particolare del 71% ed 82% per SCID e WAS rispettivamente. L'incidenza cumulativa di malattia del trapianto contro l'ospite (GVHD) nella forma acuta di grado 2-4 a 100 giorni dal trapianto era pari al 28% mentre, l'inidenza di GVHD cronica a 180 giorni era pari al 13%. I risultati ottenuti indicano la possibilità di utilizzare le cellule staminali del cordone ombelicale da donatore non famigliare nel trattamento di immunodeficienze primarie, qualora il paziente non abbia a disposizione un donatore familiare (fratello) compatibile.

Fonte: British Journal of Haematology
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