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sabato 17 novembre 2018
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Cellule staminali per la formazione di nuovi vasi

I ricercatori dell’università dell’Indianapolis hanno sviluppato una tecnica per la creazione di vasi sanguigni, aprendo la porta a nuove potenziali terapie per numerose malattie di cui gli effetti possono portare ad amputazioni e cecità. Il team internazionale, guidato dagli scienziati della Scuola di Medicina dell'Università dell'Indiana, sta cercando nuove terapie per patologie quali la malattia delle arterie periferiche, una condizione che provoca forte dolore alle gambe causato da cattiva circolazione del sangue. La malattia può portare a problemi alla pelle, a cancrena e, a volte, si deve ricorrere all’amputazione. 

I ricercatori dell’università dell’Indianapolis hanno sviluppato una tecnica per la creazione di vasi sanguigni, aprendo la porta a nuove potenziali terapie per numerose malattie di cui gli effetti possono portare ad amputazioni e cecità. Il team internazionale, guidato dagli scienziati della Scuola di Medicina dell'Università dell'Indiana, sta cercando nuove terapie per patologie quali la malattia delle arterie periferiche, una condizione che provoca forte dolore alle gambe causato da cattiva circolazione del sangue. La malattia può portare a problemi alla pelle, a cancrena e, a volte, si deve ricorrere all’amputazione.
Il corpo ha delle cellule (cellule endoteliali formanti colonie) che si specializzano nella riparazione dei vasi sanguigni e nella creazione di nuovi vasi; tuttavia queste cellule possono perdere la loro capacità di proliferare in nuovi vasi sanguigni come accade in pazienti anziani o aventi malattie quali, appunto, la malattia arteriosa periferica, spiegano i professori Mervin, Yoder, Richard e Pauline Klinglerm, professori di Pediatria presso la UI e leader del team di ricerca. Ai pazienti con malattia delle arterie periferiche possono essere somministrati farmaci per migliorare il flusso sanguigno ma dato che i vasi sono in generale ridotti in numero o di funzionalità, i benefici terapeutici sono minimi.
Se si potesse iniettare nel tessuto danneggiato delle cellule endoteliali "più giovani", e più "attive", si potrebbero rimettere in moto i processi di creazione di nuovi vasi sanguigni. Raccogliere e isolare queste cellule non è facile, soprattutto sono relativamente difficili da trovare negli adulti, e in particolare in soggetti affetti da malattia arteriosa periferica. Tuttavia, esse sono presenti in gran numero nel sangue del cordone ombelicale.  
Su Nature Biotechnology, i ricercatori pubblicano una nuova potenziale terapia attraverso l'uso di cellule staminali pluripotenti indotte paziente-specifiche. Così, il team di ricerca ha sviluppato una nuova metodologia per la maturazione delle cellule staminali pluripotenti indotte in cellule con le caratteristiche delle cellule endoteliali formanti colonie che si trovano nel sangue del cordone ombelicale. Queste cellule che formano colonie sono state iniettate in topi, dove erano in grado di proliferare in vasi sanguigni umani e ripristinare il flusso di sangue ai tessuti danneggiati sia a livello della retina che negli arti. Il team di ricerca ha inoltre scoperto che le cellule endoteliali che formano colonie coltivate in laboratorio si dividono notevolmente, creando 100 milioni di nuove cellule da ogni singola cellula in meno di tre mesi.

"Questo è uno dei primi studi che utilizzano cellule staminali pluripotenti indotte, che è stato in grado di produrre nuove cellule con numeri clinicamente rilevanti, sufficienti per permettere una sperimentazione clinica", dichiara il dottor Yoder. Oltre alla malattia delle arterie periferiche, i ricercatori stanno valutando i possibili usi di tali cellule per curare alcune malattie degli occhi e dei polmoni che comportano problemi di flusso sanguigno.

Fonte: Newsroom IUSM


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