I primi ovuli umani cresciuti in laboratorio e derivanti da cellule staminali potrebbero essere fertilizzati e dare quindi origine a embrioni già entro quest'anno, lo riporta il quotidiano britannico Independent. La sperimentazione, frutto del lavoro di un team di scienziati provenienti dalla Harvard Medical School e dalla Universita' di Edimburgo, è attualmentein attesa del via libera delle autorità sanitarie del Regno Unito e, se autorizzata, potrebbe rappresentare uno strumento in più per aiutare le donne sterili e per allungare la vita riproduttiva di tutte le donne. Sinora la ricerca aveva portato ad isolare soltanto un esiguo numero di cellule di ovulo mature, derivanti da ovaie di donne sottoposte a trattamento ormonale, con il risultato che questo cellule, altrimenti dette oociti, fossero in numero non sufficiente. Ora però gli scienziati sono pronti a tentare la fertilizzazione degli ovuli con sperma umano per ottenere embrioni. Gli embrioni saranno studiati per il periodo massimo consentito dalla legge, che è di quattordici giorni, dopo i quali saranno congelati o lasciati morire: non sarà infatti possibile procedere all'impianto degli embrioni in quanto considerati materiale di sperimentazione.
Fonte: ANSA
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A seguito del doppio trapianto di sangue del cordone ombelicale, nella maggior parte dei pazienti si osserva una dominanza nel promuovere l’ematopoiesi da parte di una unità di sangue sull’altra. I meccanismi alla base di questa dominanza non sono tuttavia completamente chiariti. In questo studio clinico, analizzando settimanalmente il chimerismo che si manifestava tra sangue cordonale infuso e sangue periferico di 34 pazienti sottoposti a doppio trapianto di sangue cordonale, è stato osservato che l’unità che a sette giorni dal trapianto esibiva un maggior attecchimento (CD3+) diveniva successivamente l’unità dominante nella maggior parte dei casi. Similmente, un elevato livello di chimerismo delle cellule CD33+ del donatore è risultato anch’esso essere correlato con la dominanza di una unità sull’altra. Variabili quali ordine di infusione delle unità, vitalità cellulare, numero di cellule infuse e compatibilità HLA sono risultate essere non correlate alla dominanza. (continua).
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In questo studio clinico è stata valuta l'efficacia del trapianto allogenico di cellule staminali del cordone ombelicale in pazienti (n=18) affetti da anemia aplastica severa. In particolare, 16 pazienti sono stati sottoposti ad un regime a ridotta intenistà che comprendeva l'utilizzo di immunoglobulina antitimocitaria di coniglio (ATG) e fludarabina (FLU). I risultati ottenuti indicano che il regime di condizionamento sopra descrtitto determina da un lato un maggior rischio di rigetto ma, dall'altro, facilità il recupero autologo e riduce la mortalità associata al trapianto con conseguente aumento della sopravvivenza.
Fonte: Bone Marrow Transplantation
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Sebbene non siano chiari i meccanismi, le cellule del cordone ombelicale proteggono il cervello da danni ischemici. In questo studio sperimentale è stato valutato il ruolo sia del signaling Akt che di peroxiredoxina-4 nel contesto della protezione degli oligodendrociti da condizioni ischemiche, mediata da staminali cordonali umane. La coltura di oligodendrociti con cellule cordonali ha determinato, negli oligodendrociti stessi, una aumentata fosforilazione di Akt nonché una maggior espressione di peroxiredoxina-4. In vivo, a 48 ore di distanza dall'induzione sperimentale di una occlusione dell'arteria cerebrale in un modello murino, l'infusione di sangue cordonale ha determinato sia un aumento della fosforilazione di Akt sia una maggior espressione di peroxiredoxina-4, riducendo al tempo stesso l'attività proteolitica mediata dalla caspasi-3 contro gli oligodendrociti residenti nella capsula esterna ipsilaterale. In aggiunta, le staminali cordonali hanno anche protetto i fasci di materia bianca a livello dello striato dalla degenerazione conseguente all'occlusione dell'arteria.
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In questo studio è stato esaminato l’attecchimento e la capacità differenziativa esibita da cellule staminali del cordone ombelicale CD34 + quando trapiantate intraepaticamente in topi NOD/SCID neonati ed adulti. I risultati ottenuti hanno evidenziato un tasso di attecchimento significativamente maggiore a seguito del trapianto di staminali in topi neonati rispetto ai topi adulti. In particolare, nei neonati, la maggior parte delle cellule sono state rilevate a livello del midollo osseo (35%) e della milza (4.9%). Tali cellule, in aggiunta, hanno esibito la capacità di differenziare sia in cellule B, che in cellule ematopoietiche (CD34+/ CD38+) e mieloidi (CD133), ma non in cellule T. Al contrario, a seguito del trapianto intraepatico nei topi adulti, è stata rilevata una minor migrazione delle cellule infuse dal fegato verso altri organi. I risultati suggeriscono l’utilità dell’infusione intraepatica di staminali in topi neonati nel contesto di studi sperimentali atti alla valutazione delle capacità di differenziamento ematopoietico di staminali cordonali CD34 +.
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L’acido valproico (VPA) è un inibitore dell’istone deacetilasi e, quando combinato con specifiche citochine, si è dimostrato capace di promuovere l’espansione di cellule CD34+ da cordone ombelicale. In questo studio è stato valutato l’effetto di VPA, associato a trombopoietina (TPO), sia sulla vitalità ed espansione di cellule staminali ematopoietiche e progenitrici da cordone ombelicale, sia sulla capacità di attecchimento delle stesse a breve e lungo termine in un modello murino. In vitro, il mix VPA+TPO ha inibito il differenziamento delle staminali e preservato la loro capacità di self-renewal. In vivo, cellule staminali trattate o con VPA+TPO o solamente con TPO, quando trapiantate in topi NOD/SCID hanno dato luogo ad un chimerismo, dopo 6 settimane dal trapianto, pari al 1.4% e 13.0% rispettivamente. Dopo 20 settimane dal trapianto, tuttavia, l’attecchimento promosso dalle cellule trattate con VPA+TPO è risultato essere tre volte maggiore rispetto a quello osservato a seguito del trapianto di staminali trattate con solo TPO.
Fonte: Experimental Clinical Research
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La malattia del trapianto contro l’ospite (GVHD) è una delle più comuni cause di mortalità e morbidità a seguito di trapianto allogenico di cellule staminali. Le cellule T regolatorie (Tregs) sono coinvolte nella prevenzione del rigetto e favoriscono la tolleranza al trapianto. Uno dei principali regolatori della funzione delle Tregs è il fattore di trascrizione Foxp3. Mutazioni (o deficienza) di Foxp3 determinano la comparsa di patologie linfoproliferative letali. In questo studio sperimentale, una popolazione di cellule staminali da cordone ombelicale (Human Umbilical Cord Blood-Derived Stromal Cells) si è dimostrata capace sia di esercitare una azione immunosoppressiva, sia, grazie ad una intensa secrezione di TGF-β1, di aumentare l’espressione di Foxp3 in Tregs.
Fonte: Cell Biochemistry and Biophysics
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Le cellule dendritiche rappresentano un importante strumento per il mantenimento del sistema immunitario. Nonostante siano state proposte immunoterapie basate su di un loro utilizzo per il trattamento di forme tumorali, uno dei fattori che inficia l'efficacia terapeutica è la scarsità di cellule dendritiche autologhe ottenibili da un paziente. In questo studio sperimentale, la coltura di cellule staminali da cordone ombelicale CD34+ in un medium contenente un mix di citochine, ha promosso da un lato una intensa proliferazione delle staminali e, dall'altro, il differenziamento delle stesse in cellule dendritiche. La possivbilità di espandere ex vivo le cellule dendritiche rappresenta quindi un importante passo in avanti nellosviluppo di immunoterapie basate su di un loro utilizzo.
Fonte: Scientific Reports
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L'ipossiemia è una delle principali cause di danno neurologico nel neonato. Le cellule staminali mesenchimali del cordone ombelicale mostrano la capacità di rigenerare il tessuto nervoso leso. In questo studio, è stata confrontata la vitalità e la capacità differenziativa in senso neuronale di cellule staminali mesenchimali ottenute dal sangue cordonale di neonati nati a termine sani o colpiti da ipossiemia perinatale e da neonati prematuri. Parametri quali vitalità e numero di cellule mononucleate sono risultati essere simili tra i tre gruppi mentre, in vitro, le staminali derivanti dai neonati colpiti da ipossiemia hanno esibito una maggior tendenza al differenziamento neuronale. I risultati ottenuti suggeriscono un possibile utilizzo delle staminali cordonali mesenchimali autologhe per il trattamento di neonati asfittici.
Fonte: Journal of Perinatology
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In questo studio sperimentale è stato verificato se cellule staminali mesenchimali da cordone ombelicale, indifferenziate e differenziate (queste ultime ottenute mediante esposizione delle prime a 5-azacitidina), quando iniettate in un modello animali di infarto cardiaco acuto, sono in grado di contribuire alla rigenerazione del tessuto cardiaco leso. A 30 giorni dalla somministrazione subepicardica di tali cellule, è stato osservato negli animali trattati sia un miglioramento significativo della funzionalità sinistro-ventricolare e dell'accorciamento frazionale, sia una riduzione significativa del tessuto cicatriziale. Analisi istopatologiche hanno inoltre evidenziato che alcune delle cellule trapiantate, sia adiacenti che distanti dall'area cardiaca lesa, esprimevano troponina-I, F-actina e connessina-43. I risultati ottenuti indicano quindi un potenziale utilizzo terapeutico di cellule staminali da cordone ombelicale mesenchimali differenziate o indifferenziate nel trattamento di insufficienze cardiache.
Fonte: Cardiology
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