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giovedì 30 ottobre 2014
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Leggi i contenuti che seguono ed approfondirai la tua conoscenza sulle cellule staminali
In questa sezione troverai dettagliati approfondimenti scientifici sulle cellule staminali da cordone ombelicale; in particolare, nei contenuti che proporremo verrà dato risalto agli aspetti clinici e sperimentali. Ti invitiamo a rimanere sempre aggiornato sulle novità dal mondo delle cellule staminali consultando periodicamente questa pagina o sottoscrivendo gratuitamente il feed rss che potrai anche includere nel tuo sito web.
Approfondimenti

Le patologie neurologiche sono la terza causa di morte nel mondo. Trials clinici sono stati definiti per valutare l’abilità delle cellule staminali adulte e cordonali nella rigenerazione di tessuto nervoso danneggiato. É in corso un trial clinico per valutare l’efficacia dell’infusione di cellule staminali autologhe in bambini affetti da encefalopatia ischemica di entità moderata o severa. Lo studio prevede fino a 4 infusioni di staminali cordonali autologhe (conservate sia in banche pubbliche che private) in dipendenza dalla quantità di cellule cordonali disponibili, con una dose fissata in 5x107 cellule/kg. Sono in aggiunta in corso due trials clinici con il fine di valutare l’efficacia terapeutica delle cellule staminali cordonali autologhe nella cura della paralisi cerebrale. In particolare si segnala uno studio pilota in cui 184 bambini affetti da disordini neurologici, fra i quali paralisi cerebrale (n=140) e idrocefalo congenito (n=23), sono stati infusi con cellule staminali da cordone ombelicale autologhe. I risultati preliminari indicano l’assenza di fenomeni avversi (reazioni autoimmunitarie, infezioni, tumori) correlati con la fonte cellulare trapiantata (1) dimostrando chiaramente la sicurezza di un trapianto autologo di staminali cordonali. Infine, presso il Children's Memorial Hermann Hospital (Houston) e’ in corso un trial clinico nel quale pazienti di età compresa fra i 18 mesi ed i 17 anni affetti da danno cerebrale traumatico sono sottoposti a trapianto autologo di cellule staminali cordonali. Tale trial deriva dall’evidenza preclinica che le cellule staminali cordonali sono in grado di ridur   Continua a leggere

L’incidenza del diabete di tipo 1 (o giovanile) e’ di 1 ogni 1000 bambini nati. Il diabete tipo 1 causa una distruzione delle cellule nelle insule pancreatiche responsabili della produzione di insulina e la malattia e’ associata ad una serie di complicanze quali malattie cardiache, vascolari, renali e periferiche. Uno studio clinico di fase I, eseguito in Florida su 23 bambini affetti da diabete di tipo 1, ha rivelato che la somministrazione di staminali da cordone ombelicale autologhe induce un miglioramento nella gestione e nel controllo del glucosio nel sangue e resetta la risposta autoimmunitaria aberrante (1). É attualmente in corso la fase II di tale studio con l’obiettivo di verificare se l’infusione intravenosa di cellule staminali cordonali autologhe, seguita da 1 anno di somministrazione giornaliera di vitamina D ed Omega 3, preserva la funzionalità delle beta cellule in bambini affetti da diabete di tipo 1. In aggiunta, presso il “Forschergruppe Diabetes der Technischen Universität” (Monaco, Germania) è in corso un trial clinico con lo scopo, mediante trasfusione di cellule cordonali autologhe in bambini affetti da diabete di tipo I, di rigenerare le isole pancreatiche producenti insulina. Un ulteriore obiettivo di questo trial è quello di monitorare la migrazione delle cellule trasfuse e di studiare i potenziali cambiamenti, metabolici ed immunitari, coinvolti nella rigenerazione delle insule.

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Patologie quali anemia aplastica severa e leucemia linfoblastica acuta richiedono interventi terapeutici basati su trapianti eterologhi di midollo osseo. La reperibilità di un donatore compatibile spesso inficia, o rallenta, l’esecuzione della terapia stessa. Riveste di conseguenza particolare interesse l’applicazione autologa di cellule staminali cordonali. Nel 2004 viene riportato il primo caso di un bambino affetto da anemia aplastica severa, causata da trapianto di fegato (il 28% dei trapianti ortopici di fegato portano a sviluppo di questa forma anemica) sottoposto a trapianto autologo di cellule staminali da cordone ombelicale (1). A tre anni dal trapianto il paziente ha dimostrato completa remissione della patologia esibendo livelli normali di cellule ematiche. Similmente nel 2007 viene segnalato il primo caso di trasfusione autologa di cellule cordonali in una bambina di 3 anni affetta da leucemia linfoblastica acuta (2). Il trapianto non ha indotto infezioni, complicanze o reazioni immunitarie (quali GVHD) e l’esame del midollo osseo ha rivelato, ad un anno dal trapianto, livelli normali di ematopoiesi. A 24 mesi dal trapianto la bambina non ha mostrato segni di ricaduta. Gli esiti positivi di entrambi i trapianti, anemia aplastica severa e leucemia linfoblastica acuta, indicano implicitamente la necessità di sviluppo di nuovi trials clinici volti alla correzione pre-trapianto di possibili anomalie genetiche patologiche nelle cellule staminali cordonali, ampliandone in questo modo il range applicativo autologo.    Continua a leggere

Per “uso eterologo” si intende il trapianto di cellule staminali in un soggetto (detto ricevente) che risulta differente dal donatore delle stesse. Tale tipo di trapianto richiede l’esecuzione, prima del trapianto, di un processo di eliminazione del sistema immunitario del ricevente al fine di minimizzare i rischi di attacco immunitario delle cellule del ricevente verso le staminali trapiantate del donatore, processo che renderebbe inutile il trapianto portando al rigetto delle staminali trapiantate. Questo processo di eliminazione del sistema immune nel ricevente è definito come mieloablazione e, a causa della sua tossicità, induce nel paziente effetti collaterali quali ad esempio nausea, vomito, diarrea, neuropatie, nonche’ predisposizione alle infezioni e ai tumori (1). Si ricorre al trapianto eterologo qualora il paziente soffra di malattie per lo più emato-oncologiche (talassemia, linfomi, leucemie, sarcomi, etc) o comunque gravi. La realizzazione di un trapianto eterologo è vincolata alla compatibilità fra donatore e ricevente. Gli esami di tipizzazione consentono di determinare il livello di istocompatibilità ospite-donatore valutando il matching degli antigeni del sistema HLA (Human Leucocyte Antigens) tra i due soggetti. Il livello di compatibilità HLA è determinante nell’insorgenza del fenomeno di rigetto delle staminali trapiantate e per evitare questo i pazienti devono assumere farmaci immunosoppressivi in maniera tale da minimizzare una eventuale risposta immunitaria verso la fonte cellulare trapiantata. 

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La popolazione di cellule staminali del cordone ombelicale consta di diversi sottotipi cellulari: (i) cellule staminali cordonali simil-embrionali, capaci di differenziare verso tessuti endodermici (ad esempio polmone), mesodermici (come il cuore) ed ectodermici (ad esempio il sistema nervoso); (ii) cellule staminali cordonali mesenchimali, in grado di originare tessuto cartilagineo, adiposo, osseo, cellule nervose e mesoderma viscerale; (iii) cellule staminali cordonali ematopoietiche, capaci di specializzarsi in cellule del midollo osseo e del sangue; (iv) cellule staminali cordonali endoteliali, in grado di formare vasi sanguigni (1). Le cellule staminali mesenchimali (CB-MSCs) sono cellule multipotenti a struttura fibroblastoide dotate di una elevata capacità di autorinnovarsi con un alto potenziale di proliferazione e di differenziazione. In vitro possono essere sottoposte a numerosi cicli replicativi e sono in grado sia di originare colonie CFU-F sia di aderire alle superfici plastiche (2). La caratterizzazione dell’immunofenotipo delle CB-MSCs ha permesso di identificarne (i) la positività verso markers superficiali quali: CD105, CD73, CD106, CD54, CD44, CD90, CD29, STRO-1e (ii) la negatività per i markers CD14, CD34, CD45.
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